Collettiva “MUSICA”

Come di consueto, la collettiva ospitata nelle sale della Biblioteca statale Stelio Crise di Trieste, segna l’avvio di ZEROPIXEL Festival: sono 35 gli autori che quest’anno si sono fatti ispirare dal tema proposto: MUSICA.

Non è certamente facile dire esattamente cosa sia la Musica, né attribuirle una precisa origine: è nata quando l’Uomo ha preso coscienza delle potenzialità della voce come strumento e ha trasformato i ritmi del proprio corpo in suoni, oppure è già musica ciò che sentiamo fin dal nostro concepimento quando, protetti dalla confortevole bolla uterina, percepiamo il battito del cuore e il flusso del respiro?

Credo che, aldilà di tutte le dissertazioni che si potrebbero mettere in campo, alla fine, per dirla con Luciano Berio: “La musica è tutto quello che ascoltiamo con l’intenzione di ascoltare musica … tutto può diventare musica”. 

E proprio come nella musica – classica, atonale, vocale, sperimentale… – anche nelle fotografie presentate si incrociano stili e tendenze, tecnica ed espressività: dalle sofisticate stampe ai sali d’argento dalle tenui coloriture, ai rayogrammi che si ispirano al dripping di Pollock, per arrivare al fascino della foto istantanea, con i transfer Polaroid; ma vi è spazio anche per fotomontaggi visionari e gli assemblaggi che attingono dallo scrigno delle memorie.

Gli autori hanno raffigurato concertisti classici e suonatori di strada, si sono ispirati alle band che hanno fatto la storia del rock e del pop, hanno reso omaggio ai grandi compositori come Ludwig van Beethoven, di cui proprio quest’anno ricorre il duecentocinquantesimo anniversario della nascita e Giuseppe Tartini, a duecentocinquant’anni dalla morte. Ma si sono cimentati anche in composizioni polimateriche, utilizzando negativi, copertine e spartiti; hanno saputo cogliere i suoni e i ritmi della strada, le armonie della natura, lo spleen di giornate brumose, quando il tempo si dilata e i suoni assumono una densità lattiginosa.

I fotografi hanno infine saputo trasporre in immagini le pause tra una nota e l’altra, quegli spazi in cui il silenzio sembra scorrere nell’animo, alla ricerca di un intervallo perduto e di quella che Dorfles chiama pausa immaginifica.

Lorella Klun

Settembre 2020

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